L’edilizia è chiamata a ripensare i propri processi all’insegna della circolarità. Il settore, secondo i dati diffusi da una ricerca firmata Bain & Company, è responsabile del 40% delle emissioni globali di gas serra. La responsabilità è principalmente dei materiali per le costruzioni, che contribuiscono per il 28%, e del funzionamento degli edifici, a partire da raffrescamento e riscaldamento.
Per ridurre le emissioni dell’industria è quindi fondamentale migliorare la circolarità dei materiali utilizzati, puntare sul riciclo e sul recupero a fine vita.
I materiali da costruzione alla prova della circolarità
In Europa il settore edile ha le potenzialità per diventare un’industria circolare al 50% entro il 2040. Il percorso ESG infatti è già tracciato, con le normative su riciclo e riutilizzo dei materiali e grazie al fatto che a oggi si stima sia già circolare al 30%.
I materiali chiamati in causa sono principalmente il cemento e il gesso, che sono i più utilizzati nel settore. Il mercato italiano del cemento sta vivendo una fase positiva: dopo alcuni anni di rallentamento è tornato ai livelli del 2015. Attualmente però, nonostante ci sia un’elevata presenza di impianti capillari, l’utilizzo della capacità produttiva è pari solo al 37%. Ricorrere a una maggiore circolarità e utilizzare fonti energetiche alternative, ammodernare gli impianti e razionare il loro utilizzo saranno quindi passaggi obbligati.
Allo stesso tempo cresce il mercato dei materiali da costruzione ottenuti da fonti rinnovabili: l’uso del legno lamellare a strati incrociati (CLT), ad esempio, sta crescendo di circa il 13% all’anno.
I benefici della circolarità
Secondo l’analisi di Bain, se la circolarità del settore in Europa passasse dal 30% al 50% entro il 2040, le emissioni di gas serra legate alla produzione si dimezzerebbero. L’uso dei materiali si contrarrebbe dell’8%, passando dagli attuali 642 milioni a 590 milioni di tonnellate all’anno. Allo stesso tempo le innovazioni nel campo della progettazione e nella produzione dei materiali potrebbero ridurre il peso degli edifici del 20%, abbassando il carbonio incorporato fino al 15% al 2040.
In questa direzione vanno anche le ipotesi di revisione della normativa europea sulla prestazione energetica nell’edilizia. In Italia, dove il 75% degli edifici è inefficiente dal punto di vista energetico, l’impatto sarà dirompente. Le ristrutturazioni potrebbero crescere del 6% annuo.
Il riciclo
Oltre alla riqualificazione del patrimonio edilizio, un altro tema cruciale per il settore è quello del riciclo. Una raccolta più capillare e processi end-to-end migliorati farebbero raddoppiare la quota di materiali riciclati (al 28%) entro il 2040. Oggi solo un quarto del materiale riciclato proviene dall’industria delle costruzioni. I rifiuti di costruzione e demolizione, separando correttamente i materiali, potrebbero arrivare nel 2040 a essere riciclati al 100 e riutilizzati nel 49% dei casi.
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